![]() |
| Sofia e la mamma Martina |
Da Antonio Faraci, riceviamo e pubblichiamo: “Caro
Saro, sono le ore 1.45 della notte tra venerdì 21 e sabato 22 dicembre e sono
riuscito a parlare con Davide. Con gli occhi gonfi per le lacrime di gioia mi
ha raccontato la giornata più importante e travagliata della sua vita e di
quella della sua famiglia. Venerdì 21 dicembre, alle 5.30 del mattino, Davide,
Martina e Sofia sono arrivati in ospedale, alle 6.30 è arrivato il prof.
Picetti con la sua equipe; un quarto d’ora dopo, presentazione di tutta
l’equipe operatoria e briefing al quale hanno partecipato anche i genitori
della bambina. Alla fine del briefing, il prof. Picetti, Davide, Martina e il
sacerdote dell’ospedale si sono uniti in preghiera. Alle 7 orario americano la
bambina è già sistemata in sala operatoria: inizia l’intervento che durerà fino
alle ore 15 circa. Appena uscito dalla sala operatoria il prof. Picetti
incontra i genitori per informarli sui dettagli dell’intervento. La scena è
commovente, Davide mi dice che appena il professore va incontro a loro
capiscono che ci deve dare una buona notizia e quando ci abbraccia scoppiamo
tutti e tre in lacrime di gioia. Poi mi dice che l’intervento è riuscito,
che la bambina reagisce agli impulsi, è stata ingessata per evitare che si muova e questo non deve succedere. Poi il luminare mostra a Davide le lastre vecchie con quelle nuove, facendogli notare le enormi differenze e gli spiega la tecnica dell’intervento. Ovviamente la prognosi non è ancora sciolta e la bambina dovrà rimanere due o tre giorni in terapia intensiva. A Davide e Martina hanno consegnato una camera attigua alla sala rianimazione dove possono vedere la bambina attraverso un vetro. Da qui potranno seguire Sofia giorno e notte. Davide mi dice poi che tutti, in ospedale, sono estremamente gentili ed affettuosi e che sicuramente una tecnologia così all’avanguardia in Italia e in Europa, dove loro hanno già operato la bambina, non può esistere e che quindi sono sicuri di aver fatto la scelta giusta preferendo il prof. Picetti in America. Certo che seguire Davide nel suo racconto mi ha emozionato molto e non riuscivo neanche a fargli delle domande, comunque poi ho visto che era molto provato e gli ho consigliato di riposarsi; prima però mi ha detto che avrebbe voluto chiamare la sua mamma per tranquillizzarla così come anche la sua suocera. Sembra che questa storia stia seguendo il verso giusto così come avevamo sperato e pregato: sono troppo felice e soprattutto orgoglioso di aver trovato, durante tutto il percorso di questa importante avventura, delle persone favolose, sensibili e disponibili che mi hanno sempre accolto ed aiutato in qualsiasi luogo io sia andato a chiedere un aiuto ed un sostegno e che, soprattutto, hanno creduto in me riponendomi tanta fiducia data l’enormità della somma da raccogliere. Un’immensa gratitudine va ai miei collaboratori, molti dei quali li ho massacrati con dei turni estenuanti e pesanti, spesso al freddo o sotto la pioggia; sicuramente, loro ne converranno, ne è valsa la pena, perché la ricompensa ottenuta è stata molto ma molto grande. Non ci può essere in questo mondo maggiore gratificazione nel vedere questa bambina, che stava rischiando la vita, camminare, saltare, praticare degli sport, andare in bici, condurre,insomma, una vita normale come tutti gli altri bambini e com’è giusto che sia. E, come spesso ho ripetuto ovunque nei miei appelli, quando vedremo Sofia correre nelle strade o nelle piazze della nostra città, capiremo che ogni suo respiro e che ogni suo passo sarà stato dovuto al nostro impegno ed alle nostre piccole o grandi donazioni. Solo allora ci accorgeremo di aver fatto il migliore investimento della nostra vita! Cara Martina e caro Davide, credo che nulla avvenga senza che ci sia qualcuno immenso dall’alto che diriga le nostre storie, le vostre vi hanno condotto verso incontri decisivi ed importanti.Profondamente grati al grandissimo prof. Picetti e a tutti gli amici che hanno reso concreti i nostri sforzi. Sereno Natale a tutti! Antonio Faraci.
che la bambina reagisce agli impulsi, è stata ingessata per evitare che si muova e questo non deve succedere. Poi il luminare mostra a Davide le lastre vecchie con quelle nuove, facendogli notare le enormi differenze e gli spiega la tecnica dell’intervento. Ovviamente la prognosi non è ancora sciolta e la bambina dovrà rimanere due o tre giorni in terapia intensiva. A Davide e Martina hanno consegnato una camera attigua alla sala rianimazione dove possono vedere la bambina attraverso un vetro. Da qui potranno seguire Sofia giorno e notte. Davide mi dice poi che tutti, in ospedale, sono estremamente gentili ed affettuosi e che sicuramente una tecnologia così all’avanguardia in Italia e in Europa, dove loro hanno già operato la bambina, non può esistere e che quindi sono sicuri di aver fatto la scelta giusta preferendo il prof. Picetti in America. Certo che seguire Davide nel suo racconto mi ha emozionato molto e non riuscivo neanche a fargli delle domande, comunque poi ho visto che era molto provato e gli ho consigliato di riposarsi; prima però mi ha detto che avrebbe voluto chiamare la sua mamma per tranquillizzarla così come anche la sua suocera. Sembra che questa storia stia seguendo il verso giusto così come avevamo sperato e pregato: sono troppo felice e soprattutto orgoglioso di aver trovato, durante tutto il percorso di questa importante avventura, delle persone favolose, sensibili e disponibili che mi hanno sempre accolto ed aiutato in qualsiasi luogo io sia andato a chiedere un aiuto ed un sostegno e che, soprattutto, hanno creduto in me riponendomi tanta fiducia data l’enormità della somma da raccogliere. Un’immensa gratitudine va ai miei collaboratori, molti dei quali li ho massacrati con dei turni estenuanti e pesanti, spesso al freddo o sotto la pioggia; sicuramente, loro ne converranno, ne è valsa la pena, perché la ricompensa ottenuta è stata molto ma molto grande. Non ci può essere in questo mondo maggiore gratificazione nel vedere questa bambina, che stava rischiando la vita, camminare, saltare, praticare degli sport, andare in bici, condurre,insomma, una vita normale come tutti gli altri bambini e com’è giusto che sia. E, come spesso ho ripetuto ovunque nei miei appelli, quando vedremo Sofia correre nelle strade o nelle piazze della nostra città, capiremo che ogni suo respiro e che ogni suo passo sarà stato dovuto al nostro impegno ed alle nostre piccole o grandi donazioni. Solo allora ci accorgeremo di aver fatto il migliore investimento della nostra vita! Cara Martina e caro Davide, credo che nulla avvenga senza che ci sia qualcuno immenso dall’alto che diriga le nostre storie, le vostre vi hanno condotto verso incontri decisivi ed importanti.Profondamente grati al grandissimo prof. Picetti e a tutti gli amici che hanno reso concreti i nostri sforzi. Sereno Natale a tutti! Antonio Faraci.

Nessun commento:
Posta un commento