
Oggi
credere non è scontato né facile per nessuno. Non è più immediato per nessuno
essere credente ed essere uomini e donne di questo tempo, appartenere alla
Chiesa e appartenere alla trama di relazioni umane, lavorative, affettive che
costiuiscono l’identità di ciascuno di no Il nostro è, da una parte, un tempo
in cui la scelta della fede è un’opzione tra le altre che non gode di una
particolare immediatezza, e dall’altra è un tempo in cui – ha affermato il Santo
Padre – Dio scompare dall’orizzonte degli uomini, rendendo ancora più
problematica la decisione per la fede. Anche sul tema del “risveglio del
religioso” bisogna essere prudenti. Il card. Kasper ha proprio di recente
affermato: «Il ritorno della religione […] spesso conduce a una religiosità
vaga, diffusa, fluttuante, a una religiosità basata sul gusto individuale e su
un fai da te sincretistico[…] sta tornando veramente Dio o stanno tornando, in
realtà, gli dèi o gli idoli? Non si tratta forse semplicemente di un
narcisistico innamoramento di sé stessi, che cerca il divino in noi ma non Dio
al di sopra di noi?». Questa prudenza riguarda anche i giovani e in particolare
i giovani italiani, che spesso dichiarano di essere religiosi e, in una
percentuale altissima, di essere pure cattolici, di avere sentimenti di stima
per la Chiesa
e per il Papa e per molte istituzioni ecclesiali. Ora gli studi di settore – in
particolare l’indagine curata da Riccardo Grassi – confermano l’invito alla
prudenza. Spesso l’indicazione, da parte dei
giovani (la fascia di riferimento è 19-25), della. corrispondere – cito
– «al bisogno di avere un riferimento morale (magari vago), che consenta di
acquietare la coscienza e dare spazio
libero a uno stile di vita fondamentalmente areligioso». Questo non vuol
negare in alcun modo che vi sia un bisogno di fede da parte dei giovani: ogni uomo
e ogni donna ha bisogno di Dio, ma appunto la fede è un qualcosa che tocca la
libertà, la vita, ed è appunto lì che noi dobbiamo puntare la nostra attenzione
e non solo alle dichiarazioni né – per citare
un altro dato interessante e ambivalente in riferimento agli adolescenti
e ai post-adolescenti – alla scelta dell’insegnamento della religione cattolica
Ora cosa ci dice la vita dei giovani? Almeno tre elementi: il primo è il fatto
che in pochi sono interessanti a frequentare corsi post-cresimali (per molti di
loro quello che c’era da imparare sulla e dalla Chiesa, a 19 anni lo si è già
appreso); il secondo è l’incredibile analfabetismo biblico (in Italia l’86 per
cento di quell’88 per cento che si dichiara cattolico non ha mai aperto la Bibbia. Chi frequenta
gli studenti universitari rimane sempre sorpreso da questo fatto); terzo: solo
il 9,4 per cento dei giovani frequenta “almeno una volta alla settimana” il
mondo ecclesiale (parrocchie, associazioni). Se consideriamo che oggi la fede cristiana è
presentata in mille toni e colori diversi: abbiamo cristianesimi in la minore
(neocatecumentali), in sol maggiore (l’azione cattolica), in tonalità sfumate
(i focolarini) ecc. Eppure i giovani il cristianesimo non lo cercano. In genere
per loro è qualcosa di legato all’infanzia, all’adolescenza Che cosa testimonia
tutto ciò?