giovedì 24 gennaio 2013

Gruppo focolari Giardini Naxos


Momenti di confronto e di approfondimento con la realtà del movimento dei focolari presso il centro Mariapoli di Castel Gandolfo (RM) un incontro mondiale che si è tenuto dal 18 al 20 gennaio 2013 con la presenza di gruppi provenienti da vari parti del mondo ,sul l’approfondimento della esperienza dell’unità. Nella foto il gruppo di Giardini Naxos


Gruppo Giardini Naxos


Centro Mariapoli Roma gruppo Giardini Naxos

sabato 12 gennaio 2013

Il difficile rapporto dei giovani con la fede


Oggi credere non è scontato né facile per nessuno. Non è più immediato per nessuno essere credente ed essere uomini e donne di questo tempo, appartenere alla Chiesa e appartenere alla trama di relazioni umane, lavorative, affettive che costiuiscono l’identità di ciascuno di no Il nostro è, da una parte, un tempo in cui la scelta della fede è un’opzione tra le altre che non gode di una particolare immediatezza, e dall’altra è un tempo in cui – ha affermato il Santo Padre – Dio scompare dall’orizzonte degli uomini, rendendo ancora più problematica la decisione per la fede. Anche sul tema del “risveglio del religioso” bisogna essere prudenti. Il card. Kasper ha proprio di recente affermato: «Il ritorno della religione […] spesso conduce a una religiosità vaga, diffusa, fluttuante, a una religiosità basata sul gusto individuale e su un fai da te sincretistico[…] sta tornando veramente Dio o stanno tornando, in realtà, gli dèi o gli idoli? Non si tratta forse semplicemente di un narcisistico innamoramento di sé stessi, che cerca il divino in noi ma non Dio al di sopra di noi?». Questa prudenza riguarda anche i giovani e in particolare i giovani italiani, che spesso dichiarano di essere religiosi e, in una percentuale altissima, di essere pure cattolici, di avere sentimenti di stima per la Chiesa e per il Papa e per molte istituzioni ecclesiali. Ora gli studi di settore – in particolare l’indagine curata da Riccardo Grassi – confermano l’invito alla prudenza. Spesso l’indicazione, da parte dei  giovani (la fascia di riferimento è 19-25), della. corrispondere – cito – «al bisogno di avere un riferimento morale (magari vago), che consenta di acquietare la coscienza e dare spazio  libero a uno stile di vita fondamentalmente areligioso». Questo non vuol negare in alcun modo che vi sia un bisogno di fede da parte dei giovani: ogni uomo e ogni donna ha bisogno di Dio, ma appunto la fede è un qualcosa che tocca la libertà, la vita, ed è appunto lì che noi dobbiamo puntare la nostra attenzione e non solo alle dichiarazioni né – per citare  un altro dato interessante e ambivalente in riferimento agli adolescenti e ai post-adolescenti – alla scelta dell’insegnamento della religione cattolica Ora cosa ci dice la vita dei giovani? Almeno tre elementi: il primo è il fatto che in pochi sono interessanti a frequentare corsi post-cresimali (per molti di loro quello che c’era da imparare sulla e dalla Chiesa, a 19 anni lo si è già appreso); il secondo è l’incredibile analfabetismo biblico (in Italia l’86 per cento di quell’88 per cento che si dichiara cattolico non ha mai aperto la Bibbia. Chi frequenta gli studenti universitari rimane sempre sorpreso da questo fatto); terzo: solo il 9,4 per cento dei giovani frequenta “almeno una volta alla settimana” il mondo ecclesiale (parrocchie, associazioni).  Se consideriamo che oggi la fede cristiana è presentata in mille toni e colori diversi: abbiamo cristianesimi in la minore (neocatecumentali), in sol maggiore (l’azione cattolica), in tonalità sfumate (i focolarini) ecc. Eppure i giovani il cristianesimo non lo cercano. In genere per loro è qualcosa di legato all’infanzia, all’adolescenza Che cosa testimonia tutto ciò? 

venerdì 4 gennaio 2013

Taormina: storie di soferrenza è povertà


Oggi vi voglio raccontare di un bambina di 3 mesi di nome Vithia dello Stri Lanka che vive dalla nascita all’ospedale San Vincenzo di Taormina . Operata una prima volta al cuore, intervento riuscito .Oggi nuovamente sarà operata perchè affetta pure da una malformazione ai polmoni che non gli permette di respirare autonomamente. I medici dicono che ha i polmoni a forma di ferro di cavallo e che premendo contro una vena le impedisce di respirare .I genitori sono povera gente. Il padre fa lavori saltuari. La madre vive dalle suore e non ha i soldi per poter vivere accanto alla figlioletta.


Si, donare si può,forse anche un sorriso,una stretta di mano,un abbraccio,
un semplice

“Ciao!”…. magari con gli occhi spalancati pieni di affetto.