Pensieri di Chiara


CREARE E RICREARE LA COMUNITA'

Carissimi tutti, il nostro Collegamento odierno cade ancora nel periodo di Natale, un tempo in cui si medita sulla nascita di Gesù e, di conseguenza, su altre nascite. Natale, infatti, nel campo umano, è la festa dei bambini, gli ultimi nati, e, nel campo soprannaturale, ci ricorda la nascita o rinascita di Gesù in noi e di Gesù in mezzo a noi cui sempre dobbiamo tendere.
Quest'anno, qui a Rocca, ci siamo soffermati un attimo per ricordare anche un'altra nascita, quella del nostro Movimento: una vera, reale nascita, avvenuta 47 anni fa.
            Il Movimento prima, infatti, non c'era, poi c'è stato. E l'ha fatto nascere, lo sappiamo, lo Spirito Santo, che ha agito in una certa maniera.
Ha messo le prime focolarine in condizione di prendere in grande, vorrei dire in unico rilievo, il Vangelo; ha loro illuminato le sue parole e ha dato loro la spinta per viverle.
            L'effetto? Lo sappiamo, impensato e meraviglioso: per la Parola vissuta radicalmente, per la Parola presa sul serio, è nata una comunità ben presto numerosa, ben presto diffusa in più di cento paesetti del Trentino: era il Movimento dei Focolari. Gente, che prima si ignorava, è diventata famiglia; cristiani, prima indifferenti l'uno dell'altro, si sono compaginati in uno.
            Dunque la Parola di Dio fa questo miracolo, può fare questo miracolo: dar origine ad una comunità visibile.
E ci siamo detti: la Parola si vive tuttora, ma fa pure adesso gli stessi effetti? Noi distribuiamo ai nostri, ed agli altri, Parole di Vita in tutto il mondo, in tutte le lingue e sproniamo a viverle. Ma, siamo certi che nasce dovunque, di conseguenza, così come allora, una comunità viva di persone?
            Viviamo la Parola di Dio con tale radicalità sicché essa spezzi il nostro io, annienti il nostro egoismo, ci inchiodi con Cristo in croce in maniera tale che non più noi viviamo in noi, ma la Parola, che è Lui, viva in noi? Ed essa, che sola lo può, edifichi attorno a noi la comunità? O la Parola serve, in genere e quasi esclusivamente, come un qualche balsamo per le nostre anime, per consolarle, incoraggiarle, per giustificare le nostre coscienze, ripiegandoci così in una ben povera e languida spiritualità individuale, che poi non è tale? Sappiamo, infatti, come le spiritualità individuali sono complesse, ricche: oltre l'attenzione alla Parola di Dio, conoscono le penitenze, le lunghe preghiere, i digiuni, le veglie, ecc. E noi ci accontentiamo magari di quel po' di patina spirituale, che può dare la meditazione o il ricordo della Parola, e credere così di essere a posto? E ci è nato il desiderio di tornare lì a quei tempi...
Erano tempi in cui, si può obiettare, oltre la Parola di Vita vissuta, si aggiungevano, senza dubbio, altri utili elementi al formarsi di una comunità: il comunicarci continuo delle esperienze della Parola che dobbiamo mettere in pratica tuttora.
            Vi era la possibilità di attingere continuamente alla luce del nuovo carisma, che non illuminava solo la Parola di Dio, ma ci faceva intravedere spiragli sul nostro futuro, facendoci cogliere, ad esempio, con sicurezza, lo scopo per cui stavamo nascendo: l'"ut omnes unum sint" e suggerendoci la chiave per attuarlo: Gesù abbandonato. Poi si assisteva alle chiamate di giovanette e giovani, da parte di Dio, a consacrarsi totalmente a Lui, con la possibilità per essi di vivere insieme e costituire così l'esempio di minuscole comunità in cui il vivere la Parola era tutto; l'ambiente stesso circostante sottolineava, con i terrori della guerra, l'ideale abbracciato; i numerosissimi bisognosi (mutilati, orfani, malati, affamati, senza tetto e vestiti), stimolavano il vivere le Parole, specie quelle riguardanti l'amore.
            Tutte cose tuttavia che anche oggi non mancano: anzi! Abbiamo un'Opera meravigliosa da cui attingere negli scrigni dei suoi archivi luce e luce; abbiamo meravigliosi statuti e regolamenti, approvati dalla Chiesa, come bussola sempre pronta ad indicarci come dobbiamo vivere e per quale fine; abbiamo, grazie a Dio, un continuo fluire di vocazioni totalitarie nell'Opera; abbiamo il mondo spalancato davanti ai nostri occhi e più al nostro cuore (entrato ormai, per i mass media, nelle nostre case), che ci grida i dolori delle guerre, delle catastrofi naturali, delle calamità di ogni genere, a cui possiamo dedicarci con lo slancio con cui i primi tempi amavamo i più provati...
            Tutto abbiamo. Nulla manca. Ed è con la Parola vissuta e tutti questi altri doni, che possiamo, anche oggi, far nascere continuamente, dovunque, nel mondo nuove comunità, per il bene della Chiesa e dell'umanità, per la gioia di Maria, per la gloria di Dio, come frutto della Parola.
Dio vuole i frutti, gli effetti: per questo il chicco di grano muore, per portar frutto. Per questo la Parola deve farci morire al nostro io, al nostro modo di pensare, di amare, di volere, per assumere quelli di Cristo che sa come creare una comunità.
C'è, naturalmente, chi, nel nostro Movimento vive più all'interno di esso, ed allora ha meno contatti con il mondo fuori.
Per questi creare la comunità con la Parola significa soprattutto "ricreare" continuamente quella porzione di Movimento in cui vive, alzando il termometro della carità, assicurandosi che Gesù è sempre presente dovunque, mettendosi sotto tutti, al servizio di tutti, per tutti sollevare di più verso Dio.
Ma i più sono al contatto con la gente di ogni genere.
Per loro creare la comunità è sfruttare ogni occasione (telefono, incontri, corrispondenza, atti concreti d'amore, convegni, ecc.), per allacciare rapporti, stringere amicizie, coltivare i cuori...Solo in questo modo noi siamo noi, il Movimento è quello che deve essere. Solo così la nostra è una spiritualità come lo Spirito la vuole: vissuta insieme, comunitaria, collettiva.
Allora il nostro proposito per il prossimo mese sarà questo: creare e ricreare attorno a noi, in tutti i modi e sfruttando tutte le grazie che ci porge lo Spirito attraverso il Movimento, comunità di fratelli a lode ed esaltazione del nostro Dio uno e trino.
Chiara




 Giugno 2012

            Chiara:
            Carissimi,
            (…)
            Questa volta parliamo della "comunione delle esperienze della Parola di vita" (o sul motto del Collegamento che in genere la riassume). Essa non va confusa con la "comunione d'anima", ma è una pratica a sé stante risalente, come sapete, ai primi giorni della vita del Movimento.
            La Parola di vita, infatti, ha per noi un'importanza fondamentale. La nostra Opera è nata come un'incarnazione di essa.
            Per la Parola vissuta con radicalità Cristo si forma in noi.
            E' importantissima poi la Parola perché, per suo mezzo, facciamo nostra tutta quella grande regola (così abbiamo visto il Vangelo sin dai primi tempi) da cui è stata tratta la nostra spiritualità. Da esso, dal Vangelo, infatti, apprendiamo certamente le parole riguardanti la carità, ma anche quelle che toccano le altre virtù che noi siamo chiamati a vivere perché richieste dai nostri statuti: la fede, la speranza, la temperanza, la giustizia, la fortezza, la prudenza, la pazienza, la purezza, l'umiltà, la mitezza, la pietà, l'obbedienza, la povertà, la misericordia, ecc.
            E' importantissimo quindi vivere la Parola. Ma ciò non basta.
            Noi siamo chiamati a mettere in comune le nostre esperienze su di essa. Perché? Perché il Signore vuole così in una spiritualità collettiva ed il non praticare questa comunione è una grave omissione.
            I santi non dubitano tanto ad attribuire al nemico degli uomini (al diavolo) questa trasgressione.
            Sant'Ignazio di Loyola parla in una sua lettera della "falsa umiltà". (…)
Io aggiungerei che qualche volta non si pratica la comunione sulle esperienze della Parola di vita per pigrizia o perché trascinati da un falso attivismo e più portati quindi a guardare fuori piuttosto che dentro.
            No! Noi dobbiamo essere fedeli ai nostri doveri, dobbiamo impugnare ogniqualvolta è volontà di Dio (e questo lo stiamo stabilendo per tutte le varie vocazioni dell'Opera) questo ulteriore strumento della nostra spiritualità collettiva.
            E allora per concludere: vivere bene l'attuale Parola di vita e così la prossima; e continuare o ripristinare la nostra comunione delle esperienze sulla Parola stessa.
            (applausi)
            


PENSIERO DI CHIARA                             Marzo 2012

Chiara: Carissimi,

È stato lanciato da qualche anno nella nostra Chiesa cattolica, e anche fuori di essa, nelle altre Chiese, un imperativo insistente che esprime un’esigenza imprescindibile: urge evangelizzare o, meglio, rievangelizzare.
Nasce dall’amara costatazione che l’Europa, ma non solo essa, è stata invasa dalla secolarizzazione, dal materialismo. I principi evangelici sono sempre meno considerati, seguiti; la vita cristiana è spesso ignorata, abbandonata, e anche Cristo oggi – come ha detto un religioso-poeta 29 – "non è più comprato (da molti cuori) nemmeno per trenta denari".
Sembra proprio che tutto debba ricominciare da capo.
Come ci sentiamo noi, membri del Movimento dei Focolari, di fronte a questo vastissimo problema? Come essere autentici figli della Chiesa oggi, quand’essa implora di incamminarci tutti nella linea di una nuova evangelizzazione? Dobbiamo cambiare qualche cosa? Dobbiamo aggiungere qualche cosa? Dobbiamo assumere nuove responsabilità?
Per rispondere bene a tale quesito, bisogna riandare alla nostra storia e vedere cosa Dio ha chiesto da noi proprio in questo secolo così scristianizzato.
Ricordate i primi tempi.
Egli non ha permesso che avessimo altro in mano se non il piccolo libro del Vangelo.
Per una grazia speciale dello Spirito Santo, abbiamo compreso parole fondamentali di quel libro in maniera completamente nuova.
E siamo stati così attratti da ciò che vi era scritto, da pensare che la regola del Movimento, che stava per nascere, non doveva essere altro che il Vangelo.
Nel Vangelo, del resto, trovavamo tutto.
In esso confluiva l’Antico Testamento; in esso era contenuta la legge della vita, la stessa legge della vita della Trinità partecipata da Gesù agli uomini; nel Vangelo si rivedeva scaturire dal cuore di Cristo la Chiesa, la sua gerarchia e, illuminato dalla promessa dello Spirito da lui fatta agli apostoli, il pieno senso del suo magistero; di esso erano applicazioni e quindi spiegazioni ed ampliamenti, gli altri libri del Nuovo Testamento.
Dunque il Movimento aveva trovato! Vivere il Vangelo, diffondere il Vangelo era la sua vocazione.
Ma, pensiamo un po’: non è questa autentica evangelizzazione, anzi nuova evangelizzazione e in più di un senso?
In seguito, si sa, sono emersi dal Vangelo alcuni punti che hanno dato origine alla nostra spiritualità evangelica.
Ma essi vanno capiti, interpretati nel contesto dell’intero Vangelo e di tutto ciò che è connesso col Vangelo. Sarebbe miseramente riduttivo, sarebbe grave errore, vederli diversamente.
Carissimi, come rispondiamo allora alla domanda: Che cosa fare? Come inserirci in questa nuova evangelizzazione?
Dobbiamo rispondere essendo maggiormente coscienti di ciò che Dio ci ha donato e vivendolo con maggiore pienezza.
Dio non ha chiesto a noi per prima cosa di costruire lebbrosari, orfanotrofi, scuole ed altre opere di bene. (Queste le abbiamo anche noi, ma vengono dopo).
Dio ci ha messo in mano il Vangelo, ci ha dato una nuova luce sul Vangelo, un modo di vedere e di capire il Vangelo adatto proprio a questi tempi. Nostro primo compito è donare questo Vangelo agli altri, annunziarlo, diffonderlo.
"Guai a me se non evangelizzassi" (cf. 1 Cor 9, 16), diceva san Paolo perché apostolo.
"Guai a noi se non evangelizzassimo", dobbiamo ripetere noi, piccoli apostoli.
E come? Con la vita e con la parola.
Certo, non è che noi evangelizziamo solo quando distribuiamo la Parola di Vita. Lo facciamo sempre quando viviamo il nostro Ideale.
Superiamo i dolori, andando – come noi diciamo – "al di là della piaga"? Evangelizziamo: i fratelli non sono insensibili al Risorto che vive in noi.
Stabiliamo la presenza di Gesù fra noi cosicché si realizza l’unità? Evangelizziamo: infatti il mondo crede.
Parliamo, scriviamo, dialoghiamo, partecipiamo attivamente a Mariapoli, Congressi, Giornate, Scuole, Convegni, gruppi? Coltiviamo il nostro grappolo? Evangelizziamo.
Lavoriamo col nostro spirito nelle strutture della Chiesa? Evangelizziamo.
E allora non c’è che da andare avanti con la nostra vita Ideale.
Forse dobbiamo sottolineare il parlare, dopo che si è vissuto, s’intende, ma parlare. Si parlava di più i primi tempi. La fede arriva alle persone perché hanno udito la Parola di Dio. Parlare. E, se è difficile parlare perché c’è chi è – per così dire – allergico ai Movimenti, ad esempio, parliamo dei suoi principi soltanto: come si fa ad amare, ad affrontare il dolore, come va vista la Chiesa, il Papa, come si deve essere onesti, puri, distaccati.
Oggi, del resto, tutti parlano: c’è più libertà d’un tempo; c’è rispetto delle idee altrui, perché c’è tolleranza. Approfittiamone e parliamo anche noi.
Per concludere, cerchiamo di chiederci ad ogni azione che compiamo: Sto evangelizzando? E parlare un po’ di più. (applauso)


Collegamento CH - Rocca di Papa, 15 settembre 2012




Carissime e carissimi tutti,

            (…)     
C'è una caratteristica della "nuova evangelizzazione", messa in evidenza dal Papa nel suo Magistero, che dice: "La nuova evangelizzazione sarà efficace se saprà proclamare dai tetti quanto ha prima vissuto nell'intimità col Signore"[1].
            "Proclamare dai tetti" che significa? Penso voglia dire semplicemente il nostro dovere di non solo vivere, ma anche annunciare agli altri la Buona Novella. Del resto, in un altro discorso Giovanni Paolo II sottolinea che "non si può evangelizzare se prima non si evangelizza se stessi", "se non si è personalmente oggetto di evangelizzazione"[2].
            (…)
            Noi seminiamo la Parola da 60 anni a livelli normali, come negli incontri della Parola di vita, e la annunciamo dovunque sul nostro pianeta.
            Usiamo poi i mezzi moderni sia in seno al Movimento che fuori. E abbiamo portato la Parola, sin dall'inizio, e la portiamo tuttora, in posti di rilievo: nei Parlamenti, ad esempio, o in istituzioni mondiali, come è stato per l'ONU o l'UNESCO… Oppure in Università statali o della Chiesa o in Curie generalizie, ecc.

            E allora non ci resta che continuare ad evangelizzare in tutti i modi. Ad esempio, riceviamo ogni mese una Parola di Dio commentata. Che fare? Viviamola noi intanto, e poi creiamo dovunque occasioni d'incontro con le persone anche appena conosciute, ma che pensiamo sensibili al nostro Ideale.
Succederà allora come ai primi tempi del Movimento, quando la gente al di fuori si meravigliava di vedere sorta - quasi un miracolo -, al posto di una Parola letta e magari meditata, una comunità cristiana vivente che continua a crescere per il bene di tanti e a gloria di Dio.



            Pensiamoci in questo momento ed operiamo in questo senso: è "nuova evangelizzazione", quella che il santo Padre vuole anche da noi. Ci renderemo conto di fare una cosa grande, gradita a Dio e attesa dall'umanità. Infatti, possiamo affermare che la Parola di Dio, una volta seminata in buon terreno, non solo attecchisce splendidamente, ma lo fa in modo sorprendente e duraturo. Ne ho avuto ulteriore conferma in questi giorni.
            Un nostro padre del PIME era stato per molti anni in Brasile, in un paese del Mato Grosso, un posto sperduto dove aveva comunicato alle persone il nostro Ideale, e la Parola naturalmente.
            Trasferito da alcuni anni in un'altra città, dovendo tornare in quel paese del Mato Grosso per qualche giorno, pensava che l'entusiasmo che aveva notato in quella gente per la Parola si fosse col tempo smorzato.
            E invece che cosa ha trovato?
            Una comunità di 70 persone, che lo hanno accolto con gioia, preparandogli un week-end d'incontri in una sala sulla cui parete campeggiava la scritta: "Mariapoli 2004".
            (…)
            Lavoriamo allora, lavoriamo ad annunciare la Parola sempre e dovunque. Cominciamo in questo mese a creare nuove occasioni per diffondere la Parola o ravviviamo metodi passati e poi, magari, trascurati, perché la Parola si diffonda più al largo possibile. Avremo gioia in terra e, perché cooperiamo ai disegni di Dio sugli uomini, gloria in Cielo.

                                                                                  Chiara Lubich






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